qualche giorno fa ho registrato un canale IRC a mio nome, che in futuro forse userò, forse no, però ero curioso di vedere come fare.
Internet Relay Chat (IRC) è stata la prima forma di comunicazione istantanea (chat) su Internet. Consente sia la comunicazione diretta fra due utenti che il dialogo contemporeaneo di interi gruppi in “stanze” di discussione chiamate “canali”.
Ho scelto il canale azzurraNet ed ho usato Xchat come client, visto che è quello che già utilizzavo per chattare sugli altri canali di mio interesse.
Ecco la procedura seguita:
Collegarsi alla Rete (AzzurraNet)
Accedere al canale (/join #canale)
Registrare il nickname (se non l’hai gia fatto) tramite:
* /ns register “pass” “email” ( digitando i campi “pass” e “email” con i dati scelti e senza “)
* Ricevi un codice di autentificazione via email da copiare su IRC
/msg NickServ AUTH *********** (sostituire asterischi con il codice)
Registrare il canale (devi essere operatore dello stesso per farlo, basta aprire un canale con un nome non registrato e li si avranno) tramite:
* /cs register “#canale” “pass” “descrizione” (digitando i campi “#canale” e “pass” con i dati scelti e senza “, non è possibile usare una password uguale quella del nick)
Per informazioni il canale registrato è #ilbonzo, se mai qualcuno fosse interessato a scambiare due chiacchere mi troverà li.
Oggi mi sono perso un po’ a guardare questa nuova TV…
Nasce il 30 maggio ICTv (www.ictv.it), la web tv on demand interamente dedicata alla tecnologia e all’informatica. Giusy Cappiello, responsabile advertising di Html.it, presenta con un video in anteprima l’ultima novità dell’editore attivo nell’informazione tecnologica. Tecnologia e digital life affrontati con format video originali per un target sia business che consumer: dalle schede prodotto alle recensioni software, dagli approfondimenti tecnici al video-notiziario che fa il punto sulle notizie salienti della settimana, fino ai format d’infotainment che coinvolgono gli utenti sui più disparati argomenti hi-tech. Inoltre interviste, eventi e approfondimenti che vanno dalla programmazione fino all’Ict business e alle nuove tendenze della Rete….. Tutto
Ecco qui il post di Massimiliano Valente, ideatore e mente di html.itleggi
I video sembrano di buona qualità, molto bella e soprattutto accessibile la trascrizione testuale dei video.
Cominciamo segnalando un video su wordpress, la piattaforma che uso per il blog:
Oggi per la prima volta (so che a molti sembrerà strano) ho avuto bisogno di usare il comando ping.
Il ping è un termine onomatopeico nato per indicare un segnale sonoro di breve durata e di alta tonalità emesso da un sottomarino per segnalare la propria presenza e la propria raggiungibilità ad un altro sottomarino.
Nel linguaggio informatico il termine è stato adottato per designare un particolare comando (presente su molti sistemi diversi, come UNIX, DOS, Windows95) che invia una successione di pacchetti ad una stazione per verificarne la raggiungibilità, e che ricorre a tal fine al protocollo ICMP.
Vediamo come funziona: supponiamo che dalla stazione A si voglia controllare l’integrità della connessione fino alla stazione B. Si esegue il comando ping, passandogli come argomento l’indirizzo della stazione B. Il programma manda una serie di messaggi ICMP ECHO_REQUEST (generalmente uno al secondo) dalla stazione A verso la stazione B. Quando la stazione B riceve un pacchetto ECHO_REQUEST, il suo strato internet si occupa di rispondere con un nuovo datagramma ICMP ECHO_REPLY, che viene mandato indietro alla macchina A. il programma ping userà le informazioni così collezionate (esistenza dei pacchetti di ritorno, tempo intercorso per ogni pacchetto, etc.) per calcolare dei valori statistici sulla bontà della connessione e presentarli all’utente.
Ecco un piccolo esempio fatto dalla mia macchina al sito www.ilbonzo.org:
Per fermare il comando bisogna usare Ctrl + c.
in sostanza è un po’ come telefonare per sentire se dà il libero.
Si può usare con l’ip della macchina che si vuole raggiungere o con il nome, come nel caso del sito.
Prima o poi diventerò un po’ più esperto nella gestione di reti, intanto da qualcosa bisogna pur cominciare…
Ultimamente si sta dando molto spazio alla virtualizzazione, se ne parla spesso, e sembra una delle nuove frontiere dell’informatica.
I vantaggi dal punto di vista delle risorse sono effettivamente notevoli.
Visto che su mandriva viene distribuita Virtualbox ho deciso di provare questo emulatore provando a fare girare Xp sulla mia distribuzione Linux.
Di recente però la Innotek ha rilasciato sotto licenza GPL il proprio software più ambizioso: VirtualBox. Si tratta di un nuovo concorrente nel già affollato panorama di sistemi di virtualizzazione, ed entra in competizione diretta con VMWare, di cui ricorda un po’ l’interfaccia.
VirtualBox supporta più macchine virtuali, per le quali è possibile definire delle impostazioni personalizzate: quantità di memoria RAM dedicata al sistema operativo ospite, alle impostazioni relative ai dispositivi che devono essere attivati, quali lettori CDRom, Floppy, Hard Disk, USB.
I sistemi operativi supportati sono molti: diverse versioni di Linux, diversi BSD, Solaris, NetWare, OS/2, e ovviamente tutte le versioni di Windows, compreso l’ultimo arrivato, Vista!
L’installazione è risultata molto semplice e dopo poco mi sono trovato a poter usare Windows all’interno di Linux.
Ecco alcune immagini del semplice procedimento di installazione.
L’unica cosa richiesta da virtulabox è stata da che dispositivo fare il boot per l’installazione. Dopo avergli detto di partire dal Cd non ci sono più stati problemi.
Ultimamente ho avuto la fortuna di partecipare a un evento della Dell in tour in Italia.
Durante questo evento è stato lasciata la parola ad alcuni Vendor che collaborano con Dell, in particolare mi ha colpito l’intervento fatto da VMware che ha illustrato i vantaggi della virtualizzazione in ambito server.
Le cose dette effettivamente cambiano molto le carte in tavola, e la faccenda si fa molto interessante.
In pratica, oggi si è abituati a usare un server fisico per ogni applicazione critica: posta, server web, ecc…
Ciò porta ad uno sfruttamento dei server al massimo del 20%, con un evidente spreco di risorse.
Con la virtualizzazione lo sfruttamento può arrivare fino al 70%.
Come?
Mettendo più macchine virtuali su un solo server fisico, rendendo la macchina fisica da eventuali blocchi della macchina virtuale.
Tra le possibilità c’è quella di usare più macchine fisiche, esempio 3 su cui mettere 8 macchine virtuali, e in caso di problemi hardware spostare una macchina virtuale da una macchina fisica all’altra a caldo.
Ovviamente questo darebbe grossi miglioramenti in termini di prestazioni, sfruttamento delle risorse e costi.
La cosa interessante è anche la possibilità di spostare a caldo una macchina virtuale da un server fisico ad un altro.
La tecnologia è in grande crescita e diventa d’obbligo cominciare a conoscerla.
Queste le Alternative Open a VMware: Xen, OpenVZ, VirtualBox.
Ovviamente VMware avendo iniziato prima è molto più avanti, ma le cose si muovono in fretta, e sia Suse che Red Hat includono Xen nelle loro release Enterprise.